Un albo per ente
Ogni comune sceglie in autonomia il proprio sistema di pubblicazione: è una conseguenza diretta dell'autonomia amministrativa, non un difetto. Il risultato, per chi cerca, è che manca un punto di accesso comune.
Ogni giorno migliaia di comuni pubblicano delibere, determine e ordinanze: ognuno sul proprio albo, con il proprio formato, per pochi giorni. Delibo li raccoglie tutti e ne fa uno strumento di lavoro per chi opera dentro, con e attorno alla pubblica amministrazione. Lo si interroga in italiano, e ogni risposta arriva con l'atto da cui viene.
Raccolta dati attiva e in produzione su scala nazionale. Interfaccia di consultazione in sviluppo.
Copertura misurata sui comuni italiani. Regioni, province, città metropolitane, unioni di comuni e altri enti pubblici sono l'estensione naturale del perimetro, oggi non ancora in raccolta. Metriche di piattaforma: agosto 2026.
L'albo pretorio nasce per dare pubblicità legale a un singolo atto, su un singolo ente, e per quello funziona bene. Quello che non c'è — perché non è mai stato compito di nessuno costruirlo — è il livello che tiene insieme migliaia di albi e li rende consultabili come un insieme unico.
Ogni comune sceglie in autonomia il proprio sistema di pubblicazione: è una conseguenza diretta dell'autonomia amministrativa, non un difetto. Il risultato, per chi cerca, è che manca un punto di accesso comune.
Il formato risponde a un obbligo di pubblicità legale: perfetto per leggere un atto alla volta, molto meno per interrogarne centinaia di migliaia insieme.
L'albo espone l'atto per il periodo previsto dalla norma, spesso quindici giorni. Conservare e rendere consultabile la storia lunga è un'altra cosa, e non è il suo mestiere.
Ogni albo racconta bene un ente solo. Confrontare fornitori, prezzi e scelte tra comuni diversi richiede un livello che sta sopra i singoli albi, e che finora non c'era.
Il lavoro di pubblicazione lo fanno già, ogni giorno, migliaia di uffici comunali. Quello che manca è lo strato che lo rende utilizzabile da tutti, tutto insieme.
Un flusso che gira ogni giorno, senza intervento umano, su tutto il territorio nazionale.
Migliaia di fonti eterogenee verificate ogni giorno, con adattatori dedicati ai sistemi di pubblicazione più diffusi.
Ogni atto diventa un record uniforme: ente, tipologia, date, oggetto, importi, soggetti coinvolti.
Sintesi, classificazione e collegamenti generati automaticamente, sempre ancorati al documento di origine.
Ogni domanda recupera i passaggi davvero pertinenti e ci costruisce sopra la risposta (RAG): a rispondere sono i documenti, non la memoria del modello.
Ricerca e domande in linguaggio naturale, agenti che seguono fino in fondo le domande complesse, avvisi su ciò che cambia, API per chi vuole costruirci sopra.
Ogni risposta resta agganciata all'atto originale. La verificabilità è un requisito di progetto, non un'opzione: quando il pubblico include amministratori e giornalisti, una risposta non tracciabile non vale nulla.
Prima di entrare nell'archivio, ogni documento acquisito passa da una fase di ripulitura che rimuove i dati personali eventualmente presenti nell'atto. Quello che resta e viene indicizzato è la sostanza amministrativa — ente, oggetto, importi, soggetti economici — non le informazioni riferite alle persone.
Non serve sapere come si chiama un atto, sotto quale ufficio è stato scritto o in che anno è passato in giunta. Si scrive la domanda; la risposta torna con i documenti che la sostengono.
Si chiede a parole proprie, come si direbbe a voce. La risposta cita gli atti da cui è tratta, ognuno raggiungibile con un clic.
Per chi preferisce navigare, l'archivio resta ordinato per ente, tipo di atto, data e tema, con filtri e ricerca testuale classica.
Importi, date, fornitori, oggetti e riferimenti vengono riconosciuti automaticamente in ogni atto e diventano campi su cui filtrare, ordinare e confrontare.
Un tema, un comune, un fornitore, una parola: quando esce un atto che corrisponde, la notifica arriva senza doverla andare a cercare.
Un'architettura che assorbe i picchi di pubblicazione dei comuni senza intervento manuale e cresce insieme alla copertura.
Migliaia di fonti indipendenti che cambiano forma nel tempo: le variazioni vengono rilevate, isolate e recuperate senza fermare il flusso.
Ciò che online dura due settimane qui resta e diventa serie storica: il valore dell'archivio cresce con ogni giorno che passa.
Le risposte si costruiscono sui passaggi recuperati dagli atti reali: ogni affermazione ha un documento dietro, e quel documento è a un clic di distanza.
Una domanda complessa viene scomposta in più ricerche, incrociata tra comuni diversi e ricomposta in una risposta sola, con il percorso sempre ispezionabile.
Ogni estrazione porta con sé un livello di confidenza: quello che non è abbastanza solido viene segnalato, invece di essere presentato come certo.
Delibo non è soltanto un motore di ricerca: è la base dati e l'intelligenza che oggi mancano a chi lavora dentro, con e attorno alla pubblica amministrazione.
Chi già fornisce strumenti agli enti ha clienti, distribuzione e credibilità, ma non ha la base dati nazionale né il livello AI. Con Delibo, ricerca semantica, sintesi e confronto tra enti entrano nel prodotto esistente, senza costruire l'infrastruttura da zero.
Sapere dove si apre un'opportunità, chi l'ha vinta altrove, a quale prezzo e con quali precedenti. Monitoraggio continuo e avvisi su misura, su scala nazionale invece che comune per comune.
La stessa base dati, ritagliata sui territori e sui temi che contano per una categoria o per una rete di enti, con il proprio marchio e i propri criteri di lettura.
Un archivio di buone pratiche: atti analoghi già scritti altrove, confronto sulla spesa di enti comparabili, verifica di coerenza prima della pubblicazione. Tempo risparmiato, e misurabile.
Intorno a tutto questo c'è un pubblico ampio — giornalisti, amministratori eletti, ricercatori, cittadini — che oggi non ha alternative: è il modo più diretto per portare attenzione, uso reale e domanda sulla piattaforma.
Non perché il dato non esista: perché è sparso su migliaia di portali e nessuno può leggerli tutti. Su Delibo si scrivono esattamente così, in italiano.
Ogni risposta arriva con il collegamento all'atto originale da cui è tratta.
Il bisogno è reale e quotidiano: cambia solo il modo in cui viene soddisfatto, cioè ricerche manuali, un portale alla volta.
Nessuno di questi ha oggi accesso a un archivio nazionale unico e interrogabile. Il dato esiste, è pubblico ed è inutilizzabile: è esattamente lì che si crea valore.
La natura del progetto comporta un consumo di risorse che cresce insieme all'archivio, ed è già oggi la principale voce di costo variabile.
Cerchiamo partner infrastrutturali e programmi cloud per startup con cui sostenere questa crescita, nella fase in cui l'archivio diventa prodotto.
Partnership, integrazioni, programmi cloud o semplice curiosità sul progetto: scriviamoci.
hello@delibo.it